|
Albergo Rivera
(piccolo racconto triste)
______________________
-C
he ore sono?
- Mezzo giorno.
- Davvero? Ho dormito così tanto?
- Già.
- E tu? Da quando sei sveglia?
- Sette e un quarto. Cioè le sei. Mi sono alzata dal letto alle sette e un quarto.
- Come mai?
- Così...
- Come così?
- Così!
- ..ndaah... mi alzo anche io. Voglio sapere cos'hai.
- Non mi fare un milione di domande!
- Ho capito. Vado in bagno.
.... silenzio... sciacquone... rubinetto… spazzolino tra i denti… silenzio… porta che si apre.
- Allora?
- Che voi?
- Dai dimmi che c'è. Perché sei così nervosa? Ti sei annoiata ad aspettarmi mentre dormivo? Ieri ho chiesto che la stanza ci fosse riservata fino a tardi. Alla reception mi hanno detto che potevo addirittura lasciarla il pomeriggio. Mi son riposato un po', sono stato bene questa notte con te.
- Io pure.
- E allora?
- E allora cosa? Non ci pensi tu?
- A che?
- Noi siamo sposati.
- E allora?
- E allora?!
- Si e allora?
- Che ci facciamo qui.
- Abbiamo fatto l'amore e allora?
- Non l'avremmo dovuto fare.
- Ma vaffanculo! Esci dalla stanza e prendi un taxi... pullman... vattene a piedi... elicottero ma vaffanculo.
- Come? - con voce tremante e incipiante al pianto -
- Vaffanculo è una metafora con cui estrinseco la mia volontà alla tua assenza, se preferisci termini più aulici.
- E' questo che vuoi?
- No io avrei voluto un risveglio più... caloroso?... tenero? Come dite voi donne circa il comportamento che deve avere il vostro uomo dopo aver fatto l'amore? Io questo comportamento lo voglio quando mi sveglio. Adesso te ne puoi andare.
- Andare? Dove?
- A fanculo.
- Sei un porco!
- Si sono un porco e lo eri anche tu stanotte. Stamattina hai i sensi di colpa invece. Mi sembra di aver a che fare con una ragazzina.
- Hai ragione... Scusa.
- Andiamo. Dopo pranzo andiamo. Domani mattina dovrò essere nel mio ufficio e prima a colazione con mia moglie.
- Come fai?
- Nello stesso modo in cui gemevi questa notte. Ci riuscivi benissimo. Ecco allo stesso modo ci riuscirò domani a fare colazione con mia moglie.
- Me lo merito.
- Cosa?
- Che tu ti rivolga a me come l'ultima delle puttane.
- No ti sbagli per me sei la prima delle puttane!
- Stronzo! Ti odio! - piange e si siede alla poltrona vicino alla finestra.
- No tu mi ami.
- Smettila! - si alza passa vicino allo specchio e dalla sedia prende il soprabito.
- Aspetta! Guardami! - mentre l'afferra e la stringe a se - Ti ho chiesto solo un anno!
- Ma che vuoi? Lasciami.
- Un anno! ...ma io non andavo a genio alla tua famiglia... a quella gran donna di tua madre.
Con un filo di voce tra le lacrime - ...lasciami... voglio andare via. -
- Sono partito... unicamente per essere migliore per piacere di più anche alla tua famiglia... e alla fine non ho ottenuto niente. Sei stata capace di trovarti un altro e di sposartelo... in un anno. Un dottore come te del resto. E ora? Che vuoi? Fai la santarellina solo perché sei sposata e vieni a letto con me.
La lascia. Lei si lascia andare su di lui appoggiando la testa sulle spalle e le mani quasi in giunte sul suo petto - Non è stata solo colpa mia... non è stata... -
Lui l’allontana - Era colpa mia essere giovane e pensare in maniera un po' più leggera? L'università l'avrei finita anch’io e sarei stato quell'avvocato che sono ora. Invece no. Non bastava. Quella morta di fame di tua madre voleva chissà chi per sua figlia. E ora dopo dieci anni sei qui di nuovo tra le mia braccia dopo che per caso in una libreria ci siamo incontrati... quel caffè al caffè della stazione e nemmeno quella volta lo hai bevuto perché tu non lo bevi il caffè. E adesso sai quanto tempo è che facciamo l'amore? Un anno! Lo stesso tempo che ti avevo chiesto dieci anni fa. Questa volta lo hai aspettato un anno. Un anno che fai come dici tu la puttana con me. Un anno che rivanghiamo i vecchi tempi e che ogni volta ci ricordiamo un aneddoto nuovo. Un anno.
- E' vero oggi è un anno da quel giorno al caffè.. si tu dici caffè perché odi la parola bar, un altro aneddoto... odi tutte le parole anglofone, hai scelto questo albergo perché non si chiama Hotel ma Albergo Rivera... - si ferma un attimo e accenna un lieve sorriso - un anno da quella volta che ci siamo rivisti. Pensavo non te lo ricordassi... Pensavo non pensavi a queste... pensavo che per te fossero sciocchezze... pensav...
- Oh! Pensavi troppo. Non hai pensato invece dieci anni fa che un anno sarebbe stato il giusto scotto da pagare per l'amore che provavi per me? Ora invece? Ci pesi ora dopo un anno che non è giusto venire a letto con me? Non è giusto tornare a casa e accarezzare i tuoi figli e continuare a fare, non a essere, la mogliettina devota di tuo marito. La famiglia. Te lo ricordi cosa dicevamo della famiglia. Noi la volevamo una famiglia. Tu li volevi i figli, li volevi con me. Dicevi che saresti stata mia per sempre. Ora se di un altro e i figli ce li hai con un altro. La tua vita ce l’hai con un altro e tutto comincia a stringerti intorno quando ci pensi. Tutto comincia a diventare pesante. Tutto comincia a essere soffocante, persino questa bella stanza d’albergo illuminata dalla luce del sole e profumata dal mare di fronte comincia ad essere buia, stretta, soffocante. Comincia a mancarti l’aria - lei si mette una mano alla gola - quando ci pensi, soffochi al pensiero di tornare a casa tua, dalla tua famiglia. Dall’uomo che so. Io lo so! Non ami più da quando mi hai incontrato di nuovo quel giorno. Cominci a capire qual è il tuo destino. Cominci a pensare che non può continuare in eterno questa parentesi lunga un anno, non può continuare per sempre perché non è giusto. Allora non vedi altra via di uscita e ti disperi. Come quella volta hai pensato era colpa di tua madre, sua la responsabilità di quello che succedeva, così oggi è colpa mia, mia la responsabilità su quello che accade. Poi stamattina l’illuminazione. Non è colpa mia. Tu sei qui con me. Tu vuoi esser qui con me. Tu vuoi me. Non vedi altra via di uscita se non quella di dieci anni fa. Litigare questa mattina, smettere di rispondere alle mie telefonate, non pensarci più. Non vedi altra via di uscita se non quella di chiudere i battenti un’altra volta alla tua felicità… Giusto? Continuare la tua vita sempre secondo come ti indirizza qualcuno, secondo canoni imposti e senza mai prendere tu la tua decisione. Senza prendere tu in mano la tua vita. Non c’è via di uscita.
Lei alza lo sguardo, gli occhi sono gonfi dalle lacrime e in un attimo riesce non solo a riflettere su quello che ha sentito ma a figurarsi il suo futuro come il peggiore possibile senza l’amore che aveva ritrovato - Io… Io… -
- Io cosa? Io devo andare? Io è questo quello che devo fare? Mi dispiace addio? È questo quello che mi vuoi dire? -
Lo guarda negli occhi e stranamente come se avesse avuto un’illuminazione, un’altra rispetto a quella che aveva descritto lui, accenna un sorriso, il suo volto si illumina. - No. Io so quello che farò ora e lo scelgo io. Basta non respirare, basta sentirmi il peso della tua mancanza su questo petto che… - sussulta per il pianto - come dicevi tu è l’unico posto giusto dove appoggiare la testa quando ti sentivi triste… Basta con la sofferenza di saperti con un’altra donna perché sono gelosa come allora, basta fingere con l’uomo che ho sposato, basta non essere un esempio di lealtà per i miei figli, basta non poterti dire ti amo ad alta voce, solo con messaggini e di nascosto dietro una porta, basta non sentirmi tra le tue braccia quando voglio, basta aspettare che uno di noi si inventi un convegno, una cena di lavoro o un scusa del cazzo che non fa altro che renderci dei poveri ipocriti. Anzi ipocrita lo sono stata io con la mia famiglia quando ho acconsentito di perderti. Basta non respirare, basta con il buio dei miei pensieri cattivi. Basta. Voglio il sole, la libertà di amarti, di averti, si sentirti ridere, di guardarti in viso senza nascondere come ti amo. Io ti amo. - Respira. Si calma- …Adesso scusa vorrei uscire un po’ sul balcone, voglio un po’ d’aria e voglio sentire il profumo del mare. - Lei gli passa davanti, lui resta in silenzio e la guarda aprire la finestra. Lei chiude gli occhi e si appoggia al balcone, alza la testa e respira sempre con gli occhi chiusi ma rivolti verso il cielo. Il suo volto misteriosamente diventa sereno. Apre gli occhi e volge lo sguardo prima in giù verso la strada che è adiacente alla piccola spiaggia. Poi si volta e si mette di fronte a lui appoggiando i reni al balcone e lo guarda…
- Che c’è - dice lui.
- C’è che non starò più senza di te e non dirò più bugie a nessuno. Ho cominciato con te dicendo la verità su di noi: Ti amo. E ho già concluso dicendo che non vivrò più senza di te. - Si sporge indietro e si lascia cadere. Lui istintivamente corre verso di lei per afferrarla ma non riesce nemmeno a uscire sul balcone che lei è già scomparsa dietro di esso. Si appoggia con violenza sul balcone e la vede giù sulla strada di spalle verso di lui e con la testa rivolta alla sua sinistra. Lui si trova al quarto piano… ma nonostante l’altezza riesce a vedere la chiazza di sangue estendersi dal volto della sua amata. Le lacrime scendono. Vuole gridare ma… non può. Tende la mano verso di lei ma non può toccarla. Si rende conto che non potrà toccarla mai più. Non potrà averla mai più, nemmeno di nascosto come in quell’ultimo anno. Si sente mancare l’aria, respira faticosamente.
- No Amore mio. Non ti preoccupare questa volta non ti lascerò sola di nuovo. E non passerò altri dieci venti trent’anni senza di te. Questa volta io ti seguo ovunque tu sia perché anch’io ti amo e vengo a dirtelo di persona. - Si sporge, anzi si lancia la vuole a tutti i costi. Precipita e in men che non si dica… il buio.
- Guardate sembra che si siano dati la mano prima di cadere - disse uno tra la folla che si stava formando.
- No - disse una donna - no lui si è gettato dopo. Ho cercato di fermarlo… non mi sentiva… ho urlato a squarcia gola ma non mi sentiva e ora sono mano nella mano. - La donna piange. - Ora sono mano nella mano per sempre.
Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 40107 | E-mail
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il logi o registrati. Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com All right reserved |