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La Strada Stampa E-mail
Scritto da Diego Regina   
domenica 22 giugno 2008

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La Strada

(piccolo racconto che non piacerà a nessuno)

__________________________

 

L’unica scala di Grigio compresa tra il topo e l’antracite, che è di concerto con i colori della natura è la strada. L’innaturale, opera dell’uomo di concerto con il naturale, opera di Dio. È l’unico Grigio che sta bene con il verde profondo degli alberi, il giallo caldissimo dei campi di grano, con l’azzurro bellissimo del cielo estivo. Se poi si pensa all’inverno sembra tutto creato da Dio intorno alla Strada. Cielo Grigio su, strada Grigia giù. La strada. 

La strada ha un legame ancestrale con l’uomo. Forse, perché il movimento è insito nella sua natura, l’andare, che l’uomo la sente sua. Che sia quella asfaltata che ho appena descritto che sia un tratturo pugliese, un sentiero del Trentino è una cosa che ci è assai familiare. Ci fa sentire stabili. Se prendi il mare per esempio, ti senti avvolto, travolto magari, ma non è come la strada. Se sei marinaio e percorri una rotta, vuol dire che hai imparato a calcolarla, a tracciarla e poi a seguirla.  Se sei un pilota di aereo, ugualmente devi individuare una rotta invisibile, affidarti a un radar, chiedere autorizzazioni per spiccare il volo o per atterrare. La strada invece è la, a vista. Pronta da seguire. Se sbagli destinazione, è perché hai scelto quella sbagliata.

Pensiamo alla strada.

La strada in cui hai giocato da bambino.

La strada su cui hai sbucciato le ginocchia

La strada in cui hai imparato ad andare in bicicletta.

La strada che fai per andare al supermercato.

La strada per andare a scuola.

La strada che percorri per accompagnare la tua fidanzatina.

La strada che fai con il motorino, poi con la tua prima auto.

La strada che fai per correre.

La strada che fai per andare al lavoro.

La strada che qualcuno ha per dormire.

La strada è un’idea nostra. Non esiste niente se non c’è una strada per raggiungerlo. Anche intellettualmente. Se pensiamo che Spinoza risolve il problema della libertà umana nella realizzazione della volontà di Dio, viene da chiedersi quale strada abbia percorso per arrivare a trovare la sua illuminazione intellettuale. 

La strada ha anche valori metafisici dunque. La strada è quella che ti indicano i genitori. La strada è quella che Dio ha aperto a Mosè dividendo il Mar Rosso. La Strada è l’iter inconscio che seguiamo nella nostra esistenza. La strada è quella ce c’è in mezzo tra la partenza e l’arrivo. Non si va da nessuna parte senza la strada. 

Sulla strada puoi parlare in eterno. Ma la strada te la godi dietro il parabrezza della tua auto. La percorri, fai parte di essa. Può essere interminabile ma arriverai dove vuoi, per poi ripercorrerla per andare da un’altra parte. Speri che sia come tu la immagini, libera, solo tua. Hai fretta devi essere puntuale.

06:30.

La sveglia. 

L’uomo che percorrerà la strada questa mattina si sveglia. Appoggia i piedi nudi sul pavimento. Si alza. Va verso l’armadio. Lo apre. Tira fuori il suo abito. Un Gazzarrini grigio antracite. Un’affinità elettiva con la strada che percorrerà tra venti minuti esatti. Camicia bianca, cravatta scura. Forse nera. No, troppo rigido come abbinamento. Rossa. No, troppo appariscente. No, Brutto. I venti minuti passano e non aspettano la decisione del colore della cravatta. Ok grigia. Meglio grigio scuro. Lui e la strada ora sono in sintonia cerebrale. 

Doccia: tre minuti.

Asciugarsi: tre minuti. Il caldo di giugno e i capelli corti giocano dalla sua.

Vestirsi: cinque minuti. No un attimo, il caffè. Non quello del bar. Lo sa fare benissimo il nostro uomo. Se lo prepara. Apre la Moca. Apre una confezione sigillata di caffè, assapora con le narici la fragranza del caffè fresco. Lo mette nella moca. La chiude. Accende il gas. Accende la TV.  Sintonizza sul TG mattutino. Si rilassa ulteriormente. La moca comincia a sibilare. Il caffè è pronto. Sorseggia. Lo beve. Buono.

Si veste.

Mutande. Calzini. Pantaloni. Scarpe. Camicia. Cintura. Cravatta grigia scura. Giacca. Finta sistemata ai capelli corti. Sono bello. Metto gli occhiali da sole. Si va. 

È in  macchina. Ore 07:00. Ok ci ha messo dieci minuti in più. Non importa. Guiderà un po’ più forte. Lui sa solo guidare “un po’ più forte”.

Si parte. Fuori dall’isolato. Fuori dalla città. Imbocco statale. Statale. Ci siamo. Lui e la strada. Insieme. Questa mattina sono insieme e vanno insieme a un appuntamento.

80km/h. 120km/h. Freno. 60km/h. 40km/h. Uscita distributore. Venti euro. Riparte. Accende la radio. Selezione CD, Radiohead, Weird fishes/Arpeggi.

Il tachimetro sale 140km/h. Corre la strada, gli passa davanti e diventa sempre più fluida. Le auto che supera gli passano accanto come asteroidi schivati da una navicella spaziale. Ingresso in tangenziale.  Strada strana. Si vede la città che ti scorre al lato del finestrino. Due prostitute sul ciglio. Guardi il tachimetro. Sotto i 100km/h. Se da 140 sei sceso sotto i 100 vuol dire che ci hai pensato. Ok ti hanno solo colpito. Non ci vuoi andare solo colpito. Cioè incuriosito. Infondo loro sono donne e tu un uomo che c’è di male? C’è di Male. Hai una famiglia che vuoi rispettare e hai paura che qualcuno ti veda. Non lo sopporteresti. Va be’ anche volendo ora non c’è tempo. Riprende la strada che non ha mai lasciato premendo su quell’acceleratore che abitualmente sopporta la pesantezza del suo piede. Non sa andare piano in macchina. Va sempre forte. La musica continua a suonare e le casse sono la sua compagnia oggi sulla strada. Le canzoni che ascolta sono l’accompagnamento su cui i suoi pensieri sono un assolo come la chitarra di Stevie Ray Vaughan. La sua mente ragiona in blues. Pensa alla sua donna. Si immagina sul palco a suonare fraseggi mitici come quelli che Vaughan fa in Texas Flood. Lui però preferisce le Gibson rispetto alla Stratocaster di Stevie. E’ li sul palco e ora suona lui. Il pubblico è in completa sincronia con il suo assolo ed è bellissimo. La strada ovatta i suoi pensieri da quello che è al di fuori della sua auto. Continua a correre perché controlla l’orologio dell’auto: 07:38 deve essere li alle 8:00. Ce la faccio. 150km/h. 170km/h. Pare non pensi quando il tachimetro ha la lancetta troppo sbilanciata a destra. Ma non è vero. Lui pensa. Pensa a cosa dirà una volta giunto a destinazione. Mi chiamo… lo sanno già. Riprende a suonare insieme a Steve Vai, For the love of God. Dio mio che pezzo. Però dura troppo per la tensione che sta accumulando. Manda avanti il suo cd ricco di mp3 e trova la mitica Hey Joe di Jimi Hendrix. Splendida versione di Woodstock. Pigia sull’acceleratore come se stesse pigiando sul wha-wha nell’assolo. L’uscita è prossima. Eccola. Fuori dalla strada veloce. Strada intermedia prima di entrare in città. Mancano 10 minuti. La strada questa mattina è sgombra anche se la città è il solito formicaio.

Parcheggio. Eccoci qua. Ingresso con ampio bancone da reception con una bella donna. 

– Buon giorno. Sono Michele De Toma –
– Buon Giorno Dottor De Toma. Il suo Colloquio è fissato tra 20 minuti in bocca al lupo. –

 

 


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Commenti (1)
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1. 03-07-2008 11:44
Spinoza non mi piace, ma il tuo racconto si!! :) :) :) 
 
mi sono messo a pensare a tutte le strade che ho percorso durante l'infanzia... che bello :)
Scritto da Raoulzd (Registrato)

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