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| Scritto da Diego Regina | ||||
| martedė 02 giugno 2009 | ||||
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Spot
(piccolo racconto superstizioso) _______________________
L’uomo con i capelli ricci e arruffati è appoggiato con le spalle al muro. Ha una chitarra nera. Il corpo della chitarra è ricoperto di adesivi, riconosco quello degli ACDC, vedo pure quello di un occhio gigante azzurro. Devo dire che non ha molto gusto nel decorare la chitarra. Dopo aver acceso una sigaretta da un passante suona pezzi famosi. La sua musica non è la colonna sonora di Via Sparano a Bari, più che altro è un tappeto sonoro su cui si mescola il vocio delle passanti, il fischio di un vigile, il viavai delle macchine che percorrono le traverse di questa via. E’ a lui che ho pensato per lo spot del giornale locale che andrà in onda su Telenorba. L’ho scritto questa mattina a colazione.
Dunque il soggetto è questo: un signore abbastanza distinto, va in un negozio di strumenti musicali. Compra una chitarra, una Martin & Co. oppure una Taylor, si vede che è una persona distinta, il mio regista sarà bravo a evidenziare la sua elevata condizione sociale. Esce dal negozio e percorre Via Sparano. Passeggiando incontra il suonatore con i capelli ricci e arruffati. Mentre fa per lanciargli una monetina, lo guarda, il suonatore guarda lui e la custodia della sua chitarra nuova di negozio. Si sorridono, apre il fodero e si mette accanto a lui. Suonano insieme. Il suonatore con abiti sdruciti e il signore in abito elegantissimo. Un titolo in terzo inferiore che dice. Barinotizie! l’informazione è per tutti.
E’ una bella giornata e finita Via Sparano inizia Piazza Umberto, vedo seduta su una panchina di pietra alla mia destra una signora che legge le carte. Non ho mai creduto a queste cose, lei mi chiama e io dico di no. Lei insiste... con la pura intenzione di fare un po’ di carità mi fermo avvisandola che non ci credo, gli lascio un paio di euro e faccio per proseguire. La signora mi chiama urlando, dice di fermarmi. Con un sorriso imbarazzato mi fermo e le dico di fare in fretta. Visto che ci sono però, le chiedo come andrà il colloquio con Barinotizie. Comincia a disporre i suoi tarocchi, li consulta e mi dice che il lavoro andrà a buon fine. Che altro poteva dirmi? Per due euro non potevo aspettarmi la Maga Circe. Poi ad un tratto il suo viso diventa serio, mentre continua a sistemare sul suo tavolino i tarocchi sotto i primi che le hanno parlato del lavoro. Mi dice che basta così posso andare. Io le chiedo di che si tratta e il perché della sua espressione. Lei mi dice di non preoccuparmi. Esito ancora con un sorriso nervoso. Non per superstizione ma per curiosità, s’intende, solo per curiosità, le chiedo di dirmi quello che ha visto. Sicuramente vuole solo spillarmi qualche altro euro. Ma lei non vuole accettare altri soldi. Mi innervosisco e glielo richiedo con decisione. La chiromante forse impaurita dal mio tono mi chiede se veramente voglio sapere quello che ha da dirmi. Io faccio segno di si con la testa. Lei mi guarda e con viso veramente preoccupato mi dice che... la morte entro oggi mi toccherà. La mando a fare in culo e lei mi risponde che sono un italiano di merda. Me lo merito perché ho pure insistito per saperlo. Vado via lasciando la chiromante che continua a guardarmi male. Mica mi faccio influenzare da una che legge le carte in piazza. Andiamo... sono uno di cultura io! Adesso devo solo pensare a presentare la mia pubblicità. Chiamo l’ascensore per andare al quarto piano. In questo palazzo c’è molta luce. Bello. Raggiungerò il direttore e l’editore tra qualche istante. Ma la chiromante mi sta mettendo in agitazione. Non va. Non va che mi distragga con queste stupidaggini. Ok. l’ascensore è arrivato. Si apre. Una bella fanciulla mi aspetta. Devo dire che mi allontana tutti i brutti pensieri. Bionda, bel sorriso, occhiale nero che la rende molto professionale. Vediamo se dopo la riunione le offro un caffè. Non si sa mai. Mi accompagna nella sala riunioni. Una bella sala riunioni. Molto ampia, piena di luce e di finestre grandissime. Vedo dei muratori che stanno facendo i loro lavori sulla facciata di una finestra. L’editore mi chiede se mi danno fastidio, e che se voglio chiude le verticali. Io dico di no, la gente che lavora non mi ha mai dato fastidio. Il direttore dopo avermi offerto il caffè è ansioso di conoscere i dettagli della pubblicità. Con piacere noto che la biondina resta a farci compagnia durante la riunione. I muratori continuano a fare il loro lavoro e adesso comincio il mio. Mentre parlo del soggetto noto con piacere i loro volti e sono tutti compiacenti. Mentre parlo mi viene in mente qualche altro particolare che contribuisce ad abbellire l’idea dello spot e ad allargare i sorrisi dei miei sempre più probabili clienti. Ad un tratto però mi accordo che i computer accesi di fronte a me sul lato sinistro del tavolo si spengono. Il direttore si chiede come mai e che per fortuna ha deciso di scrivere il suo pezzo sul suo portatile. Dice pure che è molto strano, dovrebbe esserci un sistema di emergenza quando la luce va via. La biondina mi guarda sorridendo e mi chiede se ho sete e se preferisco qualcosa da bene. Le chiedo un te al limone. E’ la seconda volta che mi rinfranca solo guardandomi. Torna l’elettricità e il direttore riaccende uno dei due computer. Ok andiamo avanti. Lo spot piace, l’idea della location tutta barese anche. Le cose sono andate bene. Ho portato a casa un altro lavoro. Sono stato bravo. Ci salutiamo con strette di mano molto cordiali. Dovrò comunicare solo la data delle riprese e al consegna dello spot. La biondina si offre di accompagnarmi all’ascensore. Contento la ringrazio. Chiamo l’ascensore e lei mi saluta. Io mi volto mettendomi di spalle all’ascensore. La chiamo, lei si volta. A una mia leggera esitazione si avvicina e mi chiede cosa c’è. Le chiedo se ha ancora un po’ di tempo per un aperitivo vista l’ora. Intanto si apre l’ascensore dietro di me. Guardo il suo volto perdere il sorriso. Capisco a quel punto di aver avuto una caduta di stile. Faccio un passo indietro per entrare nell’ascensore e andare via con signorilità. Ma lei urla. Il vuoto sotto il mio piede sinistro! Sento salire lo stomaco e la testa che va all’indietro. L’ultima cosa che vedo sono le mie mani verso l’alto e verso di lei che cerca di piegarsi verso di me. Sento ancora le sue urla quando il buio mi avvolge. Riapro gli occhi. Sto male. La testa mi fa male. Il torace mi fa male. Il braccio destro mi fa male. La caviglia destra pure. E’ tutto appannato non riesco a vedere... scuoto la testa. Una voce mi dice di stare calmo. E’ sento una presenza che si accosta a me e con le mani mi accarezza il viso e mi ripete di calmarmi. La vista comincia a tornare ed è di nuovo lei. La biondina, che per la terza volta mi rinfranca. Mi dice che sono rimasto senza conoscenza diverse ore. Sono caduto nel vano dell’ascensore che probabilmente non ha funzionato per via dei lavori di completamento della struttura che avranno causato quel piccolo black-out. Mi tranquillizza dicendomi che l’assicurazione pagherà tutto quanto e che lei ora è contenta di rivedermi sveglio. Mi hanno operato per diversi ematomi. Sono arrivato in pessime condizioni in ospedale. Sembravo morto. A quel punto mi sono sentito stringere il petto! mi è tornata in mente quella stronza della chiromante. La morte mi ha toccato! Lei mi accarezza nuovamente e mi chiede se mi sento ancora male. Le dico che va bene. Sorridendo mi dice che ora può andare via. Scrive un biglietto e me lo lascia sul comodino accanto al letto. E’ il suo numero e mi dice che quando mi rimetterò devo offrirle quell’aperitivo. Io le sorrido. Aspetto che esca perché un vaffanculo alla chiromante non glielo toglie nessuno.
DIEGO REGINA
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